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Conversazione con Tomàs Maldonado: arte e artefatti


Oggi, lunedì 10 giugno, si è tenuta un’interessante, quanto preziosa e unica, conversazione con Tomàs Maldonado, il quale ci è venuto a trovare alle Terese, scortato da Giovanni Anceschi, Raimonda Riccini e Medardo Chiapponi.
Il celeberrimo critico argentino, non che autore di molti dei libri che ci accompagnano assiduamente nei nostri studi, affronta fin dall’inizio la tematica dell’arte e degli artefatti oggi, lasciando, però, molto presto spazio alle domande dei presenti, studenti e non. Senza alcuna preparazione precedente, molte delle domande poste al maestro si sono concentrate sui cambiamenti che sta subendo il mondo dell’arte e del design in questo momento di crisi e transizione, argomento che non manca mai di essere fonte di molte preoccupazioni. Gli spunti proposti dal pubblico come possibile reazione alla crisi economica sono stati molteplici, dall’eco-design al ritorno all’artigianato fino ad arrivare all’estremo stravolgimento dell’idea di oggetto come tale, per renderlo un soggetto esclusivamente espositivo. Le risposte di Maldonado hanno seguito un filo conduttore nostalgico e pragmatico

<<Per la mia generazione era più facile avere delle speranze perchè non c’era nessuna esperienza precedente. Oggi si è demoralizzati dal fatto che il mondo che è risultato da queste esperienze non sia esattamente come lo immaginavamo, dovete essere più tenaci.>>

la crisi c’è e si sente, ma non è la prima volta che l’industria italiana si sente mancare la terra sotto i piedi, ciò era già successo, per esempio, nel secondo dopoguerra a causa dei bombardamenti e nei primi anni ‘70, con l’avvento dell’industria tessile cinese a basso costo ed il conseguente indebolimento di quella italiana, molto diffusa sul territorio e quindi fondamentale per la nostra economia. In tutti e due i casi gli italiani sono stati in grado di reagire positivamente, trovando soluzioni che si sono rivelate geniali e ci hanno regalato l’italian design degli anni d’oro e la moda made in Italy. Secondo Maldonado, ora, il problema non è semplicemente dovuto alla crisi globale ma è anche e sopratutto nostro. Al momento i produttori italiani sono convinti di avere il primato di qualità in ogni settore, per una sorta di campanilismo accecante credono di aver già fatto molto bene in passato e non poter migliorare ulteriormente. A differenza dei tempi passati in cui gli italiani erano propositivi e vivaci, ora non riescono ad avere buone idee per risollevarsi, questo è quello che ha osservato nel nostro Paese il critico argentino sin dal suo arrivo in Italia, avvenuto alla fine degli anni ‘60.
La conferenza si è conclusa con l’affermazione: “io non sono mai stato amico degli uomini di marketing”, riferendosi al fatto che, secondo lui, non è il marketing la strada giusta da prendere per salvare l’industria (di arte e design) italiana. Quest’ultima esclamazione è stata seguita da lunghi applausi, tanto lunghi che sembrava quasi di essere a teatro.
Ma qual’è il parere dei giovani (artisti e designer)? Cosa ne pensano coloro che fanno parte, o faranno parte, del mondo dell’arte e del design? Cos’è che scuote realmente l’Italia (e il resto del mondo)? Ci dobbiamo limitare ad analizzare esclusivamente il lato economico del problema o ci sono anche altre componenti?

room50.blog » Maldonado a Venezia, giovedì 10 giugno 2010 said,

June 22, 2010 @ 9:16

[...] segnalazione della prof.ssa Riccini, si segnala anche questa pagina di WEME, il blog del clasvem: http://weme.info/wp2/?p=2734#more-2734 Digg [...]

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