Grazie al magnanimo ufficio stampa della 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, parte del team Weme è stata accreditata in veste di “media-press” e può di conseguenza vedere tanti film. A patto che quotidianamente scriva un resoconto della giornata. Di seguito l’agognato badge con tanto di fotografia imbarazzante.
Ecco dunque il primo resoconto:
1. Black Swan, voto 5,5553
Lo psicho-thriller di Aronofsky (Pi greco, Requiem for a dream) non annoia. Una ballerina fragile e precisina che vuole essere perfetta (Natalie Portman), una madre oppressiva, un coregrafo geniale ma duro e senza scrupoli (Vincent Cassel). Il regista non cela i momenti cruenti, il dolore e la sofferenza, spesso però l’impressione è di assistere ad un film horror, di quelli che usano il volume alto all’improvviso per spaventarti; riuscendoci. Cosa c’è di bello? Natalie Portman, Vincent Cassel, le musiche, i costumi, il trucco.
2. Le bruit des glaçons, voto 7
Un film che consiglio. Una commedia francese molto divertente basata su di un escamotage molto semplice: uno scrittore beone incontra il suo cancro; avrà modo di conoscerlo, di arrabbiarsi con lui, scherzarci, confidarsi.
3. Chen Zhen, voto 5
Un film cinese di kung-fu.
4. Machete, voto 8
Esattamente ciò che ci si aspettava. Un film nato cult.
Spesso ho l’impressione di non cogliere il mistero che si cela dietro la pratica tipografica. Francamente la cosa mi turba perché la tipografia è in un certo senso la sostanza stessa della professione del graphic designer. Qual’è stato e qual’è ancora oggi il significato dell’organizzazione coscienziosa di lettere e immagini? Cosa resta di quella rivoluzione che è stata la nascita e la diffusione del libro stampato?
Il Consiglio Studentesco, attraverso i propri rappresentanti, ha presentato nella seduta del Senato Accademico del 7 giugno 2010, una mozione in cui si chiedeva all’Amministrazione di utilizzare formati aperti per i documenti legati all’attività amministrativa, e di intensificare la realizzazione del progetto GNUnisi per favorire l’adozione di applicativi a codice aperto sia in ambito amministrativo che didattico. Questo tipo di feedback proveniente proprio dagli studenti, che riteniamo essere l’utenza cruciale per un Ateneo, oltre a farci estremo piacere, ci spinge a continuare con ancora maggiori energie sulla strada intrapresa, magari affiancando alla migrazione materiale dei PC, altre attività rivolte alla formazione e alla diffusione del software libero. Abbiamo già delle idee in mente, speriamo che presto possano concretizzarsi. Per ulteriori informazioni sulla mozione andate a questo indirizzo mentre qui trovate la risposta dell’Amministrazione.
Realizzato durante il Laboratorio di Rappresentazione del docente Massimiliano Ciammaichella, Paper Life è un video di animazione che si interroga sul tema dello spreco delle risorse ambientali – nello specifico la carta!
Attraverso la rappresentazione di un mondo “immaginario” ci viene ricordato come la natura oggi non trovi più il minimo spazio di libertà, completamente soffocata dall’onnipresenza dell’uomo.
Primo post per la nuova edizione di Labstars, quella relativa al trimestre conclusivo del ClasVem. Il progetto è stato realizzato durante il laboratorio di Tecniche della rappresentazione tenuto da Massimiliano Ciammaichella.
Riflettendo sul ruolo della formazione universitaria in questo periodo di crisi, ultimamente si è discusso molto riguardo a un nuovo assetto e organizzazione dei modelli formativi. Ma siamo nel 2010 e non abbiamo ancora capito che c’è chi nel 1964 aveva intuito che:
“(…) Nell’era elettronica dell’informazione istantanea spariscono sia il tempo ( in quanto misurato visivamente e segmentalmente) sia lo spazio (in quanto uniforme, pittorico e chiuso). E l’uomo pone fine al suo compito di specialista frammentario per assumere la funzione del raccoglitore d’informazione. Recupera così il concetto inclusivo di “cultura” esattamente come il raccolglitore di cibo primitivo che lavorava in pieno equilibrio con tutto il suo ambiente. In questo nuovo mondo nomade e “senza lavoro” la nostra preda è la conoscenza e la comprensione dei processi creativi della vita e della società. (…)”
Per riprendere il nostro discorso sul futuro del libro, vi riporto qui alcune parti di un articolo di Riccardo Pozzo pubblicato sull’ ultimo inserto domenicale de Il Sole 24 ore. Si parla qui di quella che si definisce ironicamente la “whatness of bookness” ovvero la “cosità della libritudine”. Che cos’è un libro? E che cos’è un libro oggi? E come sarà il libro di domani? Un contributo sulla questione è dato dal filosofo Gino Roncaglia nel suo libro “La quarta rivoluzione: Sei lezioni sul futuro del libro”. Roncaglia traccia gli scenari possibili del libro: sarà elettronico ma seguirà tre modelli: stratificazione, piattaforma, dinamismo.
Pubblicato in origine su Adbusters, condivido questo breve documentario riguardo l’opera dello street artist newyorkese Jordan Seiler e l’invasione illegale dello spazio pubblico da parte delle agenzie di pubblicità. Nel video sono presenti diverse riflessioni sul ruolo dello spazio pubblico nella vita sociale e nella psicologia collettiva.
Roma – Quando, martedì scorso, ho deciso di recarmi a visitare il nuovo Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, mettevo in conto la possibilità di rimanerne delusa. Il museo, meglio noto come MAXXI, è stato inaugurato a Roma lo scorso 28 maggio. Sarà che (ahimé) ho sempre meno fiducia nella gestione delle risorse culturali della mia città. Sarà pure che amici e conoscenti, presenti all’inaugurazione, non me ne avevano parlato particolarmente bene: poco tempo per visitare il museo, troppa calca, ed una struttura dell’edificio eccessivamente “labirintica”.
È passato poco più di un mese dall’inizio dagli ED Awards, evento tenutosi a Rotterdam, tra i più rilevanti a livello mondiale per quanto riguarda il mondo del design. In giuria, tra i tanti, anche Silvia Sfligiotti (Alizarina Studio), parte del team editoriale di Progetto Grafico. Su Weme presento una piccola cernita dei progetti che più mi hanno colpito, soprattutto per grado di innovazione e sperimentazione. Vale comunque la pena di spendere un pomeriggio per spulciare ad una ad una le varie categorie.
Dal 18 al 26 Settembre 2010 si terrà il London Design Festival: “Nove giorni di celebrazione del design nella capitale creativa del mondo”. Più di 200 eventi sparsi per la città, perlopiù gratuiti, che spaziano dal graphic design al design del prodotto.
Candidare Internet a Nobel per la Pace, una proposta che può stranire. Internet merita un premio? Cos’è Internet senza gli individui che lo “abitano”? Ebbene Internet dei meriti ce li ha, assolutamente intrinseci: Internet è per sua natura un sistema aperto, basato sulla condivisione e su un modello orizzontale, dunque un sistema democratico, forse il sistema democratico per eccellenza. Accettare le dinamiche della rete vuol dire accettare e diffondere la democrazia. Per convincersene, basta guardare a quelle nazioni dove l’accesso al web è fortemente limitato. Penso in particolare a due casi: quello cinese e quello cubano. Nel primo caso il regime ha imposto delle censure tali da costringere il colosso di Mountain View, Google, a ritirarsi dalla Cina e sviluppare una sorta di backdoor per aggirare l’ostacolo. Non si può invece fare riferimento al caso cubano senza nominare Yoani Sánchez, blogger quotidianamente minacciata per il suo punto di vista onesto e disincantato sulle ceneri dell’utopia comunista.
Che ci fanno queste riflessioni sul blog del corso di laurea in “Comunicazioni visive e multimediali”? Beh, io credo che l’iniziativa “Internet for Peace” stia al (web) design e alla comunicazione come il manifesto “First Things First” (1964) sta alla grafica. Sorvolando sulle differenze evidenti entrambi mettono in luce, direttamente o indirettamente, il ruolo del progettista, il suo impatto sul mondo, il valore etico e politico del suo lavoro.