Silvio Lorusso
31 August 2010 at 18:14 · Filed under Iuav, • INFORMARE
Per gli studenti Clasvem che intendono laurearsi prossimamente, è stata introdotta un’importante novità. Si tratta della consegna anticipata del lavoro svolto, per la precisione almeno 20 giorni prima. La vera novità sta nel fatto che d’ora in poi la tesi consegnata in segreteria dovrà essere definitiva. 20 giorni in meno per completare il proprio lavoro: un climax di ansia, frustrazione e infine disperazione.
Ebbene, questa rigida norma (introdotta da Gillian Crampton Smith) è giusta e lodevole, perché implica che la tesi avrà un lettore, ulteriore ovviamente al relatore ed ai vari correlatori. Molto spesso accade che ci si basi sulla presentazioncina da 10 minuti per valutare il lavoro, vi sono dunque due rischi:
1. il lavoro dello studente è sottovalutato o persino frainteso a causa del poco tempo a disposizione;
2. il lavoro dello studente è sopravvalutato, grazie ad una presentazione che lascia intendere un lavoro molto più profondo di qual è in realtà.
Ecco che finalmente il lavoro di ricerca (che è ciò che conta maggiormente nella lunga prospettiva) acquista la dignità che merita, perché risulta piuttosto semplice mostrare gli esecutivi di un progetto, rispetto al laborioso processo che ha portato ad essi.
Altra norma meno condivisibile: la tesi consegnata in segreteria dovrà essere in A4, sebbene vi sia la possibilità di presentare alla commissione un libro di diverso formato se questo aspetto è parte integrante del progetto. Chi impaginerà 2 volte il proprio lavoro? Certamente in pochi. Penso che convenga a questo punto porre l’A4 come limite massimo di dimensioni.
Le scadenze. Per coloro che hanno fatto ricorso ai sali quando hanno ricevuto il bollettino delle tasse: ciò che bisogna fare è consegnare questo modello compilato con tanto di firma del relatore entro la fine di ottobre.
Francesca Coluzzi
17 July 2010 at 16:18 · Filed under Iuav, • INFORMARE
Resoconto dell’incontro con Gillian Crampton Smith sulla programmazione del Clasvem del prossimo anno accademico.
Cercherò di essere il più chiara possibile procedendo per punti:
Calendario:
Ci saranno due periodi didattici di 12 e 13 settimane, seguiti un periodo di due settimane per ciascun periodo.
Il primo periodo comincerà dai primi giorni di ottobre e si concluderà a fine gennaio. Al termine delle lezioni sono previste 2 o tre settimane destinate alle attività libere, come lo studio per gli esami o piccoli corsi organizzati dai docenti o dalla facoltà, ancora da definire.
Il secondo periodo didattico sarà da fine febbraio a fine maggio. Durerà tre settimane, in quanto sarà prevista una settimana di pausa per i corsi, che si svolgerà a seconda delle decisioni dei docenti. (Esempio: in concomitanza del salone del mobile). Anche il secondo periodo verrà seguito da 2/3 settimane di attività libere e, dopo, dagli esami.
L’ultimo periodo non esiste più: è sostituito da un periodo di 4 settimane in cui si svolgeranno dei workshop intensivi tenuti da vari docenti (vedi workshop). Al termine, previsto per i primi di luglio, non ci saranno esami. I workshop danno sei crediti.
Questo è il primo vero post che pubblico sul neonato Weme e voglio cominciarlo facendo subito i complimenti alla nuova redazione. Anche se siete partiti da poco, il “nuovo corso” si sente e si sente forte e chiaro. Continuate così!
Free Lab
È ufficialmente nato il Free-Lab [http://free-lab.org]. Il sito era stato pensato – in origine – come “deposito dispense” per alcuni studenti e collaboratori che seguono con particolare interesse il lavoro che svolgo relativo ad Ubuntu. Col tempo si è talmente arricchito che ho deciso di aprirlo a chiunque sia interessato e – contemporaneamente – di eleggerlo ad unico domicilio digitale per quanto riguarda tutti i miei corsi.
Ci occupiamo principalmente di:
Ubuntu;
Open source in generale;
Web authoring [design, GUI, development];
Sviluppo per dispositivi mobili [soprattutto Android e iPhone];
Lo scopo del Free-Lab è essenzialmente didattico, ma l’accesso ai contenuti e la possibilità di inviare contributi non sono limitati ai soli studenti. Inoltre collaboriamo attivamente con diversi LUG [Linux Users Groups] e, per quanto mi riguarda, anche col Gruppo Test di Ubuntu Italia.
C’è ancora tanto da fare, ma buona parte degli archivi è già a posto. Tra i tanti materiali pubblicati, potete trovare anche la versione aggiornata dei monumentali “Appunti di Informatica Libera” ed il manuale completo di Lucid Lynx, nonché una nutrita serie di foto su “Wubuntu“, uno dei progetti realizzati per il Cladis SM la scorsa primavera, che permette di trasformare qualsiasi superficie in un touch-screen.
Abbiamo un sondaggio in corso, per valutare la possibilità di aprire un forum o una sorta di social network dedicato [come se non ce ne fossero già abbastanza...].
Venite a trovarci e dite la vostra.
P. S. [di nuovo per la redazione di Weme]
Il sito di Free-Lab è ottimizzato per la navigazione da dispositivi mobili. Provate a richiamarlo con un iPhone e se quello che vedete vi interesserebbe implementarlo anche per Weme, lasciate un commento qui oppure mandatemi una mail. Ancora complimenti a tutti: bentornato, Weme!
Convinto che i legami tra le varie realtà si fortifichino grazie alla condivisione di idee e contenuti, pubblico qui una raccolta appena nata dei materiali per la didattica sviluppati negli ultimi anni dal corpo docente del corso di Progettazione grafica del Politecnico di Bari.
Il sito, ancora in beta, contiene diverse slide teoriche sulle basi della comunicazione visiva, oltre che alcune case histories ben descritte. Non manca un’ariosa bibliografia “di derivazione lussiana”.
A titolo esemplificativo, ecco qui una delle dispense.
Approfitto dell’occasione per fare una piccola proposta ai docenti in ascolto. Visto che anche lo Iuav non manca di ottime dispense, modificate a volte di anno in anno in base al tema del corso (penso specialmente al corso di Storia delle Comunicazioni Visive tenuto da Carlo Vinti), Weme potrebbe essere il luogo adatto per ospitarle fin quando non nascerà un sito ad hoc per gestire i contenuti prodotti sia dai docenti che dagli studenti.
Le investigazioni sul duo di grafici che terrà il prossimo Teach Me continuano. Abbiamo scoperto i loro nomi di battesimo, le loro origini olandesi, e la loro professione di grafici e creativi, ma oltre a questo c’è poco altro su cui riflettere: Erik Kessels e Johan Kramer si fanno inseguire per la rete confondendo abilmente le loro tracce. Digitando l’indirizzo kesselskramer si viene catapultati ogni volta in un mondo diverso che rievoca l’immaginario del web design arcaico e della grafica trash dei giorni nostri. Meraviglioso, potrei passare tutto il pomeriggio a provare tutte le combinazioni di testo e immagini con tutti i colori della web safe palette, quella degli albori di internet. Credo che questo sia un modo davvero efficace e divertente per manifestare la loro grande passione per la grafica vernacolare. Insomma, le notizie sono un po’ vaghe, ma questo Teach Me si prospetta molto interessante.
dal 22 al 24 settembre 2010 presso i Magazzini Ligabue
“La miglior sovversione non consiste forse nel distorcere i codici anziché nel distruggerli?” Roland Barthes
KesselsKramer è una casa editrice e gruppo creativo, che si pone come obiettivo quello di esplorare i confini dell’editoria, attraverso pubblicazioni non convenzionali il cui progetto, dal design grafico al concetto artistico e comunicativo, è curato da Erik Kessels e Johan Kramer. KesselsKramer aspira a evidenziare il lato anomalo della comunicazione visiva da un punto di vista semiotico, creando dei cortocircuiti comunicativi. Attraverso le loro pubblicazioni, Erik e Johan sfruttano i codici del trinomio testo-immagini-messaggio, alterandone l’ordine linguistico e il contesto visivo, alla maniera del détournement situazionista.Read the rest of this entry »
Assemblea di Ateneo aperta a tutte le componenti Iuav convocata dal rettore Amerigo Restucci per disegnare-discutere assieme il futuro dello Iuav, anche alla luce della riforma degli assetti di governance degli atenei italiani, prevista dal disegno di legge del ministro Gelmini.
Chi come me, allarmato dall’articolo uscito sulla Nuova Venezia, si aspettava una giornata di decisioni importanti ed è corso ad assistere all’assemblea che avrebbe dovuto decretare l”abolizione delle facoltà dello Iuav”, dovrà aspettare ancora: la questione è infatti molto più complessa e fortunatamente per adesso non si parla dell’abolizione di nessuna facoltà. La situazione, lo sappiamo tutti, è traballante, soprattutto per noi studenti della facoltà di design e arti.
In questo periodo di discussioni prima della definitiva approvazione ed entrata in vigore della legge Gelmini, ciò di cui si è parlato oggi è stata soprattutto l’esigenza di un nuovo assetto organizzativo dell’offerta formativa e dell’attività di ricerca. Il rettore Amerigo Restucci ha elencato i vari problemi del nostro ateneo nel venire incontro alla nuova legge, invitando i docenti a presentare le proposte di un nuovo assetto organizzativo entro il 30 giugno. Allo stato attuale sembra che l’ateneo, dopo l’abolizione dei dipartimenti, si trovi nella situazione di studiare un nuovo apparato di organizzazione interna. Restucci ha parlato di 3 o forse 4 aree dipartimentali: architettura, pianificazione e urbanistica, formazione storica, estetica e di restauro, e l’area di design e arti, ponendo in una posizione incerta quest’ultima, ovvero “qualora la facoltà trovasse una propria identità, inserendosi nella legge Gelmini, senza perdere le sue caratteristiche”.
Successivamente i vari interventi dei docenti e dei rappresentanti degli studenti per la facoltà di pianificazione territoriale che, come sappiamo naviga in brutte acque, in cui si è posto l’accento sull’importanza di questa disciplina in un momento in cui si stanno costruendo le città come somma di operazioni immobiliari.
L’intervento di Francesco Dal Co è stato secondo me molto importante in quanto ha colto uno dei nodi problematici che stanno alla base della questione università. “Il pensare le discipline per nomi è il modo per non pensare le discipline”. Citando Max Weber, si è intellettuali professionisti se non si crede nelle discipline. Dal Co indica come assolutamente necessario il superamento della separazione tra ricerca e didattica, affermando che non abbiamo bisogno di organizzarci in 3 o 4 dipartimenti, school o facoltà. “Ciò che serve adesso è definire delle unità di ricerca in grado di organizzare la didattica, stabilire una sinergia tra le facoltà e le persone e confrontarsi con la complessità del mondo professionale. Ritrovare la pienezza della responsabilità dell’insegnamento”. Trovo le parole di Dal Co giuste e molto belle, ma purtroppo ci si dovrà confrontare con una nuova realtà imminente e trovare presto una soluzione concreta.
Subito dopo, l’intervento del preside della facoltà di design e arti Medardo Chiapponi che anche lui parla della necessità della creazione di scuole o dipartimenti che si occupino di didattica e ricerca con interazione. Le divisioni in vari dipartimenti dovranno venire fuori dai progetti che presenteranno i docenti entro il 30 giugno, tenendo conto che le varie aree tematiche sono diverse tra loro per vari motivi, uno dei quali è l’organizzazione dell’ateneo in sedi distaccate, utili per la collaborazione con le aziende. Per Chiapponi inoltre non tutto è da buttare visto il successo e il prestigio confermato anche dai dati, delle lauree triennali della facoltà di arti e design.
Gli studenti intervengono chiedendo maggiore attenzione in quanto, afferma Francesca Belia, membro del senato, “gli studenti sono LA risorsa di questa città e vanno tenuti in considerazione. Inoltre si richiede di smetterla con l’ordine gerarchico che è sempre esistito tra le tre facoltà: se questo nuovo assetto è una vera svolta, che si riparta da zero, dalla compenetrazione interdisciplinare e, sul piano umano, su una maggiore collaborazione tra studenti, docenti e tutti i membri dell’ateneo”.
Dunque aspetteremo di vedere cosa succederà nelle prossime puntate, sperando che non si tratti come troppo spesso è stato, solo di parole. La redazione di weme continuerà a seguire la vicenda sul campo e intanto vi regalo questo video, parodia della giornata.
Per la rubrica LabStars presentiamo il lavoro di Giacomo Zanchetta svolto durante il laboratorio di design della comunicazione 2 tenuto da Enrico Camplani con l’assistenza di Daniele Balcon.
Giacomo parla del suo lavoro:
“Il progetto consiste nell’interpretare visivamente un racconto a scelta, attraverso l’uso di un colore ad esso associato. Ho scelto la storia di Franco Bitossi, un corridore le cui gambe da fuoriclasse venivano continuamente bloccate da un cuore ansioso, frenetico, troppo emotivo per le competizioni, divenuto famoso per la storica disfatta sul circuito di Gap al Mondiale dell’82, dove il povero “Cuore Matto” si piantò, solo al comando, a pochi metri dalla linea del traguardo. Il colore protagonista di questa vicenda è il rosso, il rosso del sangue che scorre dentro le vene per raggiungere i muscoli ormai stremati, il rosso della concitazione, della fatica e della paura di chi si sente braccato da dietro. Il testo di questo racconto è presentato come fosse ricavato da ritagli di vecchi giornali, quelli che raccontavano il ciclismo d’altri tempi di Coppi e Bartali, e gli fanno da sfondo immagini in diverse tonalità di rosso, che di pagina in pagina restituiscono le emozioni e le palpitazioni di un cuore ribelle.”
articolo pubblicato su “la Nuova di Venezia” il 14 Giugno 2010
L’Iuav si prepara a cambiare e ad abolire le Facoltà, in linea con quanto prevede la riforma Gelmini già approvata da un ramo del Parlamento. Il rettore Amerigo Restucci ha per questo convocato per mercoledì alle 10 nell’Aula Magna dei Tolentini un’Assemblea di Ateneo aperta a tutte le sue componenti proprio per discutere assieme del futuro dell’università veneziana. Si tratta, innanzitutto, di ripensarne l’assetto e nelle intenzioni del rettore pù logico e produttivo appare creare almeno tre aree: una che si rifaccia a composizione, storia e restauro; una di costruzione e tecnologia e una di pianificazione urbanistica e paesaggio. Ma Architettura, Arti e Design e Pianificazione territoriale devono cercare di collaborare maggiormente, integrarsi. Nei programmi, lan creazione di una scuola di specializzazione in restauro, di cui si parla da tempo, e che è nelle tradizione dell’Istituto e della città e che ha già il placet del Ministero dei Beni Culturali. Una Scuola che possa diventare per l’Iuav un elemento di identità, accorpando anche corsi e discipline che ora fanno riferimento a Facoltà diverse e sfruttando lo stesso Laboratorio di Prove Materiali». Non sarà facile convincere docenti di Facoltà diverse, non più attive, chiamati a collaborare per aree tematiche trasversali, con unità didattiche e di ricerca. L’Iuav ha già abolito i Dipartimenti – ancora con il precedente rettore Carlo Magnani – e ora si prepara a farlo anche per le Facoltà e uno dei problemi maggiori riguarderà anche il riposizionamento di Design e Arti, che già ora non rientra nei parametri ministeriali per il numero di docenti ordinari troppo basso di cui dispone e che ha problemi economici di mantenimento. (e.t.)
Proprio in questo momento (10.00 del 16 Giugno) si sta tenendo ai Tolentini “una Assemblea di Ateneo aperta a tutte le componenti IUAV per disegnare-discutere assieme il futuro dello IUAV anche alla luce della riforma degli assetti di governance degli atenei italiani, prevista dal disegno di legge del ministro Gelmini” con la presenza del rettore Amerigo Restucci.
La seconda uscita di LabStars è dedicata al IxD Lab 2, il laboratorio di interaction design tenuto da Gillian Crampton Smith e Philip Tabor. Il laboratorio, concluso con la fine dello scorso periodo didattico, era intitolato “Signals in space”. Gli studenti sono stati invitati a scegliere un luogo di Venezia per progettarvi e prototiparvi installazioni. Per rappresentare questo laboratorio ho scelto “Coro Pisani”, il progetto degli impegnatissimi Antonio Altomare, Gianni Cardone, Daniele Muscella e Roberto Picerno. Questo progetto è nato con l’intento di coinvolgere le persone in una specie di gioco musicale, spingendo gli utenti stessi a produrre musica. Il luogo scelto da questo gruppo è il piccolo Campiello Pisani, proprio antistante il Conservatorio; l’installazione si ispira alla tradizionale pratica del coro spezzato, molto diffusa nel barocco veneziano. Dopo una lunga elaborazione, il gruppo è riuscito a creare una libreria audio di cori spezzati e, servendosi di una minuziosa programmazione in Processing, sono riusciti a fare in modo che fosse proprio l’utente, con il proprio spostamento nello spazio, a creare la melodia, scegliendo le diverse combinazioni di voci. Il tutto viene proiettato sul lastricato del campiello in una configurazione di dischi di diversi colori che seguono l’utente nei movimenti e gli propongono le diverse opzioni. Un’installazione di questo genere, che mescola la musica, le proiezioni ad un’alta interattività, viene molto apprezzata anche al di fuori di un laboratorio di interaction design: questo spiega perchè il “gruppo Pisani” sia al momento molto impegnato nella rielaborazione del progetto in modo da poterlo portare anche in luoghi diversi da quello scelto inizialmente.