67esima mostra del cinema: giorno 1
Grazie al magnanimo ufficio stampa della 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, parte del team Weme è stata accreditata in veste di “media-press” e può di conseguenza vedere tanti film. A patto che quotidianamente scriva un resoconto della giornata. Di seguito l’agognato badge con tanto di fotografia imbarazzante.
Ecco dunque il primo resoconto:
1. Black Swan, voto 5,5553

Lo psicho-thriller di Aronofsky (Pi greco, Requiem for a dream) non annoia. Una ballerina fragile e precisina che vuole essere perfetta (Natalie Portman), una madre oppressiva, un coregrafo geniale ma duro e senza scrupoli (Vincent Cassel). Il regista non cela i momenti cruenti, il dolore e la sofferenza, spesso però l’impressione è di assistere ad un film horror, di quelli che usano il volume alto all’improvviso per spaventarti; riuscendoci. Cosa c’è di bello? Natalie Portman, Vincent Cassel, le musiche, i costumi, il trucco.
2. Le bruit des glaçons, voto 7

Un film che consiglio. Una commedia francese molto divertente basata su di un escamotage molto semplice: uno scrittore beone incontra il suo cancro; avrà modo di conoscerlo, di arrabbiarsi con lui, scherzarci, confidarsi.
3. Chen Zhen, voto 5

Un film cinese di kung-fu.
4. Machete, voto 8
Esattamente ciò che ci si aspettava. Un film nato cult.
Importanti novità per le tesi
Per gli studenti Clasvem che intendono laurearsi prossimamente, è stata introdotta un’importante novità. Si tratta della consegna anticipata del lavoro svolto, per la precisione almeno 20 giorni prima. La vera novità sta nel fatto che d’ora in poi la tesi consegnata in segreteria dovrà essere definitiva. 20 giorni in meno per completare il proprio lavoro: un climax di ansia, frustrazione e infine disperazione.
Ebbene, questa rigida norma (introdotta da Gillian Crampton Smith) è giusta e lodevole, perché implica che la tesi avrà un lettore, ulteriore ovviamente al relatore ed ai vari correlatori. Molto spesso accade che ci si basi sulla presentazioncina da 10 minuti per valutare il lavoro, vi sono dunque due rischi:
1. il lavoro dello studente è sottovalutato o persino frainteso a causa del poco tempo a disposizione;
2. il lavoro dello studente è sopravvalutato, grazie ad una presentazione che lascia intendere un lavoro molto più profondo di qual è in realtà.
Ecco che finalmente il lavoro di ricerca (che è ciò che conta maggiormente nella lunga prospettiva) acquista la dignità che merita, perché risulta piuttosto semplice mostrare gli esecutivi di un progetto, rispetto al laborioso processo che ha portato ad essi.
Altra norma meno condivisibile: la tesi consegnata in segreteria dovrà essere in A4, sebbene vi sia la possibilità di presentare alla commissione un libro di diverso formato se questo aspetto è parte integrante del progetto. Chi impaginerà 2 volte il proprio lavoro? Certamente in pochi. Penso che convenga a questo punto porre l’A4 come limite massimo di dimensioni.
Le scadenze. Per coloro che hanno fatto ricorso ai sali quando hanno ricevuto il bollettino delle tasse: ciò che bisogna fare è consegnare questo modello compilato con tanto di firma del relatore entro la fine di ottobre.
Maggiori info in questa pagina.
12° Biennale di Architettura
Da ieri, 29 agosto, è ufficialmente aperta al pubblico la 12° Biennale di Architettura. Questo è stato il primo anno in cui ho assistito in prima persona alla sua apertura e, devo ammettere, che i giorni che precedono il grande evento sono stati davvero interessanti e fanno assumere alla mostra tutta un’altra faccia, molto diversa da quella che vedrebbe un normale visitatore nei prossimi mesi (la mostra è aperta fino al 21 novembre). Avendo collaborato (in minima parte) alla costruzione del Padiglione Canada, ho potuto vedere l’intero processo del “farsi” di una Biennale: tutto appare desolato e dimenticato fino alla metà di agosto, poi di colpo i team di ogni padiglione impiegano tutte le loro energie per fare in modo di essere pronti per la fatidica data, il 26 agosto, giorno in cui la giuria fa il suo giro per valutare le opere.
Dopodichè la strada è tutta in discesa, si fa per dire. Dal 27 agosto i cancelli sono aperti ai giornalisti e agli accreditati, i quali corrispondono ad un numero esorbitante. Non vorrei esagerare, ma sembrava di essere già arrivati al week-end prima della chiusura, tanta era la gente che svolazzava di padiglione in padiglione; chissà quanti articoli sono già stati scritti su questa Biennale, forse migliaia. L’unica differenza che ho notato rispetto ad un normale giorno di apertura sono stati gli abiti: tutti sfoggiavano la tenuta migliore, soprattutto le donne che non si sono fatte intimidire dal malefico ghiaino dei Giardini ed hanno indossato tacchi vertiginosi, non senza qualche difficoltà.
Fin dal mattino di venerdì 27 si sono susseguite, una dopo l’altra, le inaugurazioni ufficiali di tutti i padiglioni, ognuna accompagnata dagli stuzzichini e prosecchini d’ordinanza; è stato in quel momento che la vera gara ha avuto inizio: nessuno aveva intenzione di tornarsene a casa senza aver bevuto, mangiato ed essersi accaparrato almeno una borsa per ogni padiglione.
L’evento più atteso del week-end è stata l’inaugurazione del Padiglione Italia, tenutasi sabato 28.
Quest’anno il padiglione è intitolato AILATI riflessi dal futuro, un gioco di specchi con la parola “Italia” per un percorso che vuole essere una nuova lettura dell’architettura contemporanea vista attraverso uno sguardo laterale e originale.
Lo spazio del padiglione, grande quattro volte quello di un padiglione normale, è scandito da tre diversi temi: “Amnesia nel presente. Italia 1990-2010″ i passati venti anni, “Laboratorio Italia” l’architettura nel presente e “Italia 2050″ i progetti futuri. Sarà stato per l’allestimento davvero ben fatto, sarà stata la magica presenza di Sgarbi, però in questo padiglione si respirava un’aria diversa, impossibile non notare il grande lavoro che ci sta dietro, capisco bene perchè Luca Molinari (il curatore) si sia emozionato al momento del suo discorso.
Bè, non vi resta che andare a vedere con i vostri occhi questa 12° Biennale, vi consiglio in particolare l’Arsenale, sempre che non abbiate fatto parte dell’orda di pseudo-giornalisti che l’hanno già visitata.
Un compendio di information visualization
Chiedete a un biologo, un informatico, o un giornalista il significato della parola “informazione”, e otterrete tre risposte molto diverse tra loro. Chiedete alle stesse tre persone il significato della parola “design”, e otterrete ancora tre risposte molto diverse tra loro. Se la parola Informazione viene comunemente intesa in N modi diversi, e la parola Design viene comunemente intesa in M modi diversi, si capisce che la locuzione Information Design possa essere intesa in NxM modi diversi. Per questo non mi piace sentire parlare di design dell’informazione. Invece, qualcosa di ormai ben definito e’ il concetto di Information Visualization, una disciplina con le sue riviste e i suoi libri di testo (il migliore e’ quello di Colin Ware).
E’ appena uscito questo “A tour through the visualization zoo”, un articolo che condensa molti esempi in poche pagine. Viene dal gruppo di ricerca di Jeffrey Heer a Stanford University. Centrale, nella maggior parte delle tecniche di visualizzazione illustrate, e’ l’aspetto algoritmico.
Letter upon letter, a thousand stairways to the stars
Spesso ho l’impressione di non cogliere il mistero che si cela dietro la pratica tipografica. Francamente la cosa mi turba perché la tipografia è in un certo senso la sostanza stessa della professione del graphic designer. Qual’è stato e qual’è ancora oggi il significato dell’organizzazione coscienziosa di lettere e immagini? Cosa resta di quella rivoluzione che è stata la nascita e la diffusione del libro stampato?
Gli studenti vogliono l’Opensource – Progetto GNUnisi, Università degli studi di Siena
Il Consiglio Studentesco, attraverso i propri rappresentanti, ha presentato nella seduta del Senato Accademico del 7 giugno 2010, una mozione in cui si chiedeva all’Amministrazione di utilizzare formati aperti per i documenti legati all’attività amministrativa, e di intensificare la realizzazione del progetto GNUnisi per favorire l’adozione di applicativi a codice aperto sia in ambito amministrativo che didattico. Questo tipo di feedback proveniente proprio dagli studenti, che riteniamo essere l’utenza cruciale per un Ateneo, oltre a farci estremo piacere, ci spinge a continuare con ancora maggiori energie sulla strada intrapresa, magari affiancando alla migrazione materiale dei PC, altre attività rivolte alla formazione e alla diffusione del software libero. Abbiamo già delle idee in mente, speriamo che presto possano concretizzarsi. Per ulteriori informazioni sulla mozione andate a questo indirizzo mentre qui trovate la risposta dell’Amministrazione.
via Progetto GNUnisi, Adozione e diffusione di software libero nell’Università degli Studi di Siena Gli studenti vogliono l’Opensource.
Come sarà l’anno prossimo? Le risposte
Resoconto dell’incontro con Gillian Crampton Smith sulla programmazione del Clasvem del prossimo anno accademico.
Cercherò di essere il più chiara possibile procedendo per punti:
Calendario:
Ci saranno due periodi didattici di 12 e 13 settimane, seguiti un periodo di due settimane per ciascun periodo.
Il primo periodo comincerà dai primi giorni di ottobre e si concluderà a fine gennaio. Al termine delle lezioni sono previste 2 o tre settimane destinate alle attività libere, come lo studio per gli esami o piccoli corsi organizzati dai docenti o dalla facoltà, ancora da definire.
Il secondo periodo didattico sarà da fine febbraio a fine maggio. Durerà tre settimane, in quanto sarà prevista una settimana di pausa per i corsi, che si svolgerà a seconda delle decisioni dei docenti. (Esempio: in concomitanza del salone del mobile). Anche il secondo periodo verrà seguito da 2/3 settimane di attività libere e, dopo, dagli esami.
L’ultimo periodo non esiste più: è sostituito da un periodo di 4 settimane in cui si svolgeranno dei workshop intensivi tenuti da vari docenti (vedi workshop). Al termine, previsto per i primi di luglio, non ci saranno esami. I workshop danno sei crediti.
Francesca Woodman

16 luglio – 24 ottobre 2010_Palazzo della Ragione_Milano
Ieri ho visto una mostra che credo mi abbia davvero segnato nel profondo, una di quelle su cui resti a rimuginare sopra anche giorni dopo esserci stato. Si tratta di una retrospettiva dedicata a Francesca Woodman visitabile a Milano fino al prossimo ottobre. Devo confessare che io non conoscevo affatto la Woodman prima di vedere questa mostra e, già informandomi sulla sua vita, ne sono rimasta realmente impressionata. Francesca è americana, nata nel 1958 figlia di artisti. All’età di tredici anni le viene regalata la sua prima macchina fotografica e da quel momento inizia il lavoro che porterà avanti per tutta la vita. Comincia ad usare il proprio corpo come soggetto e oggetto delle sue fotografie, tutte autoritratti. Inserisce la sua immagine in diversi scenari: case romanticamente in rovina, angoli di natura selvaggia e spesso cerca di assimilare il suo corpo con quello che le sta intorno, che sia l’intonaco scrostato del muro o i rami degli alberi di un bosco. Nelle foto è quasi sempre nuda, incredibile il rapporto che riesce ad avere col suo corpo sin dalla primissima adolescenza, nelle sue foto non c’è nessun imbarazzo né malizia, nulla che possa scaturire pensieri vagamente sessuali; il volto risulta quasi sempre irriconoscibile, perchè mosso al momento dello scatto o coperto da qualche oggetto. La materia con cui lavora, nonostante sia assolutamente fisica, risulta evanescente ed intastabile. Oltre alle innumerevoli fotografie in bianco e nero che lei stessa sviluppa, realizza anche alcuni brevi filmini che appaiono stupefacenti proprio come le foto, gioca con la sua ombra, col riverbero della luce suo corpo, con l’interazione che c’è tra la sua materia e lo spazio. Crescendo inizia a frequentare anche svariate scuole d’arte in America e in Italia, luogo con cui conserva uno stretto legame per tutta la vita. Le foto monitorizzano i suo cambiamenti e la sua crescita, sia fisica che mentale, fino all’età di ventidue anni. Nel 1981 la Woodman ritiene finito il suo lavoro e si suicida. L’allestimento non è dei migliori, forse per via dello spazio relativamente piccolo, ma non ha grande importanza, le fotografie, anche se quasi tutte di piccolo formato, hanno una forza tale che si distaccano completamente dal contesto catapultando il visitatore in una realtà parallela legata a Francesca Woodman ma anche ai propri sentimenti inconsci, è come se queste foto riuscissero a toccare davvero in profondità chi le guarda.
“I am interested in the way people are related to space. The best way to do this is to depict their interactions to the boundaries of these spaces.”
Adobe Design Achievement Awards 2010
Sono appena stati comunicati i risultati delle selezioni degli Adobe Awards 2010: lo IUAV ha sbancato il botteghino! Tutti gli studenti italiani semifinalisti, ben 11, provengono dallo IUAV, nel dettaglio dal ClasVEM. Dieci sono stati scelti per la categoria Interactive-Media e uno per la categoria Print Communication. Grande orgoglio e soddisfazione per tutti e, forse, uno di noi si farà per davvero un bel viaggetto a Los Angeles il prossimo ottobre in occasione delle premiazioni, mi immagino già una situazione tipo la notte degli Oscar. Intanto i bocca al lupo a tutti.
Qui il link alla pagina Adobe dove vedere nel dettaglio tutti i semifinalisti.







